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Guide per fotografare Roma · Come fotografare · 8 min di lettura

Fotografia urbana a Roma: metodo per una città difficile

Roma è satura: troppi monumenti, troppa gente, troppo tutto. Il metodo per togliere invece di aggiungere, e ottenere immagini che non sembrino cartoline.

Fotografia urbana a Roma: metodo per una città difficile

La fotografia urbana funziona per sottrazione, e Roma è la città che rende quella sottrazione più difficile d'Europa. Ovunque punti l'obiettivo c'è qualcosa di importante, e il risultato tipico è un'immagine che contiene sei cose notevoli e nessun soggetto.

Questo articolo non elenca luoghi — per quelli ci sono le guide sui posti. Parla di metodo: come si decide cosa fotografare in una città che offre troppo.

Il problema, detto con precisione

Una fotografia funziona quando l'occhio di chi guarda sa dove andare. In una città satura come Roma, l'occhio ha sei destinazioni possibili nella stessa inquadratura e non ne sceglie nessuna.

Da qui discende tutto il resto: il lavoro non è trovare cose da fotografare, è eliminarne.

Le quattro sottrazioni

1. Sottrarre con la focale

Il riflesso, davanti a una scena ricca, è montare il grandangolo per "prendere tutto". È esattamente l'errore: prendere tutto significa non scegliere niente, e il grandangolo rimpicciolisce ogni elemento fino a renderlo irrilevante.

Vale il contrario: quando la scena è confusa, stringi. Un 85mm su un dettaglio di facciata dice più di un 16mm su tutta la piazza.

Regola pratica per Roma: 35mm come obiettivo di default, un tele medio nello zaino, il grandangolo solo quando hai un primo piano forte da mettere vicinissimo.

2. Sottrarre con la posizione

Tre metri di spostamento cambiano tutto. Prima di scattare, dedica dieci secondi a chiederti se spostandoti puoi far sparire qualcosa: un cestino dietro un palo, un'auto dietro un muro, un cartello fuori dal quadro.

Due mosse quasi sempre utili a Roma:

Abbassati. All'altezza degli occhi vedi le teste della folla. Cinquanta centimetri più in basso il selciato riempie il primo piano e la gente sparisce sotto la linea dell'inquadratura.

Avvicinati. Il rimedio più semplice a uno sfondo caotico è ridurne la quantità: un passo avanti toglie più disordine di dieci minuti di ritocco.

3. Sottrarre con la luce

La luce è il modo più elegante di cancellare: quello che è in ombra profonda non c'è.

Roma d'estate offre contrasti durissimi fra vicoli in ombra e piazze in pieno sole. Invece di combatterli, usali: esponi per la parte illuminata e lascia che il resto sprofondi nel nero. Ottieni un'immagine con un soggetto solo, ritagliato dalla luce.

È l'unico caso in cui la luce dura di mezzogiorno — quella che tutti dicono di evitare — è la migliore disponibile.

4. Sottrarre con il tempo

Aspettare è una tecnica, anche se non sembra lavoro.

Trovi la composizione giusta, imposti tutto, e aspetti. Che passi la persona giusta, che se ne vadano quelle sbagliate, che la nuvola liberi il sole. Cinque minuti fermi nello stesso punto producono più fotografie di trenta minuti di cammino.

Vale in particolare per l'annoso problema dei turisti: nelle piazze c'è quasi sempre un momento di vuoto relativo. Non dura, ma arriva.

Il carattere di Roma, in tre elementi

Ci sono tre cose che rendono un'immagine riconoscibile come romana. Se ne includi almeno una, la fotografia acquista identità.

Il travertino. Il colore dei muri di Roma va dall'ocra al rosa mattone e cambia radicalmente con l'ora: freddo e grigio a mezzogiorno, arancione all'alba e al tramonto. Non correggerlo verso il neutro in sviluppo — è la firma cromatica della città.

I pini. La sagoma dei pini domestici contro il cielo è inconfondibile e appartiene solo a Roma e poche altre città mediterranee. Un pino in alto a destra dice "Roma" più esplicitamente di un monumento.

La stratificazione. Un muro medievale su fondamenta romane con una finestra barocca sopra: succede ovunque. Fotografare quella sovrapposizione racconta la città meglio di qualsiasi veduta d'insieme.

Impostazioni di partenza

Per l'urbana diurna a mano libera:

  • Priorità di diaframma, f/5.6-f/8. Nella maggior parte delle scene di strada la profondità di campo ti serve.
  • ISO auto con tetto a 3200, tempo minimo 1/250. In una città in movimento il mosso è il difetto che rovina più scatti, e il rumore è ampiamente il minore dei due mali.
  • Raw, per il recupero delle alte luci sui muri chiari, che è la cosa che salta per prima.
  • Fuoco a punto singolo, spostato dove serve. Il riconoscimento automatico della scena, in strada, aggancia quasi sempre la cosa sbagliata.

Le quattro luci di Roma, e cosa farne

Una città non ha "la luce": ne ha diverse, e ognuna serve a cose diverse. A Roma vale la pena distinguerne quattro.

Radente dell'alba e del tramonto. Arriva orizzontale, scalda il travertino e allunga le ombre. È quella che tutti cercano ed è effettivamente la più facile da usare bene: quasi qualsiasi soggetto ci sta dentro. Il limite è che rende tutto gradevole, e il gradevole si somiglia molto.

Dura di mezzogiorno. Ombre nette, contrasto enorme, alte luci al limite. Considerata da evitare, e invece è l'unica che permette di lavorare per sottrazione radicale: esponi per la luce e il resto sparisce nel nero. Le fotografie più grafiche che si possono fare a Roma si fanno a mezzogiorno d'estate nei vicoli.

Diffusa del cielo coperto. Nessuna ombra, dettaglio ovunque, colori saturi invece che slavati. È la luce migliore per l'architettura di dettaglio, per i mosaici, per le facciate, e per i vicoli stretti che nelle giornate di sole restano buchi neri. Una giornata grigia a Roma non è una giornata persa: è una giornata per fare altro.

Artificiale della sera. Cambia la geografia della città: alcuni monumenti sono illuminati magnificamente, altri restano al buio. Vale la pena una ricognizione serale prima di programmare un'uscita, perché la mappa di ciò che è fotografabile di sera non coincide con quella diurna.

La conseguenza pratica: non rimandare un'uscita per il meteo, cambia soggetto. Il cielo coperto non annulla la giornata, sposta quello che ha senso fotografare.

Tre esercizi che funzionano

L'esercizio dell'obiettivo unico. Esci con una sola focale fissa per un'intera giornata. Non potendo zoomare, sei costretto a spostarti — e spostarsi è il modo in cui si compone davvero.

L'esercizio delle dieci foto. Esci con l'obiettivo di tornare con dieci scatti, non di più. Sapendo di avere pochi colpi, ti fermi a pensare prima di premere. Cambia radicalmente la qualità media.

L'esercizio del posto solo. Scegli una piazza e restaci un'ora. Le prime cinque foto sono quelle ovvie; le interessanti cominciano dalla ventesima, quando hai finito le idee facili e cominci a guardare sul serio.

I quartieri, e cosa danno

La fotografia urbana romana non si fa solo in centro. Ogni quartiere ha un carattere che determina il tipo di immagine possibile, e sceglierlo in base a cosa vuoi fare è già metà del lavoro.

Monti. Strade strette, artigiani, luce che entra di taglio nei vicoli. È il quartiere migliore per la fotografia di dettaglio e per il rapporto fra architettura e persone. La sera è il posto più fotogenico della città.

Testaccio. Popolare, poco turistico, con il mercato e l'ex mattatoio. È dove si trova la Roma di lavoro invece della Roma di rappresentanza. Luce piena, edifici bassi, molto spazio.

Ostiense e Garbatella. L'archeologia industriale e il razionalismo: gasometro, silos, case popolari degli anni Venti disegnate come un villaggio. Geometrie forti, colori saturi, quasi nessun visitatore. È il posto giusto quando il centro ti ha stancato.

EUR. Simmetrie assolute, marmo bianco, prospettive lunghissime. Difficile e molto remunerativo: la luce dura di mezzogiorno, che altrove è un problema, qui è esattamente quello che serve per esaltare le ombre nette dei porticati.

Coppedè. Un fazzoletto di edifici primo Novecento fra il liberty e il grottesco. Denso di dettagli, quindi da lavorare stretto: qui il teleobiettivo serve più del grandangolo.

Pigneto e San Lorenzo. Murales, insegne, vita di strada, degrado e riqualificazione a contatto. È dove la street contemporanea funziona meglio, perché la scena cambia di mese in mese.

La regola per orientarsi: il centro dà monumenti, i quartieri danno fotografie. Se cerchi immagini che non somiglino a quelle di tutti, i chilometri da fare sono verso fuori.

Il colore: una decisione, non un dettaglio

Roma ha una tavolozza precisa — ocra, terra di Siena, rosso mattone, il verde scuro dei pini, il travertino chiaro — e il modo in cui la tratti definisce lo stile più di qualsiasi composizione.

Tre direzioni coerenti, da scegliere una volta e mantenere:

Caldo e saturo. Enfatizzi l'ocra e il mattone, il risultato è mediterraneo e immediato. Il rischio è il cliché da cartolina, che si evita non spingendo la saturazione oltre il punto in cui i muri diventano arancione fluorescente.

Neutro e documentario. Colori resi come sono, contrasto medio, nessuna virata. È la direzione più difficile perché non nasconde niente: se la composizione non regge, si vede.

Bianco e nero. A Roma funziona benissimo, per un motivo strutturale: elimina il colore ocra che è la cosa che rende ogni immagine immediatamente riconoscibile, e ti costringe a lavorare su luce e forma. È il modo più rapido per capire se una tua fotografia funziona davvero o se stava in piedi solo grazie alla bellezza dei muri.

Un consiglio pratico: sviluppa una serie intera nella stessa direzione. Dieci foto coerenti valgono più di dieci foto ciascuna trattata a modo suo, e la coerenza è il primo segnale che distingue un lavoro da una raccolta di scatti.

L'errore più diffuso

Fotografare quello che è importante invece di quello che è fotografabile.

Il Colosseo è importante. Non è, di per sé, fotografabile in modo interessante: è stato fatto tutto. La luce di taglio su un muro di Monti alle sette di sera non è importante per nessuno, ed è potenzialmente una bella fotografia.

Se ti trovi a scattare qualcosa solo perché "è famoso", stai facendo documentazione. Va benissimo, ma è un'altra attività — e non produce le immagini che poi vuoi guardare.

Come si allena

Il metodo si legge in dieci minuti e si acquisisce in mesi, perché il punto non è saperlo ma applicarlo mentre hai una scena davanti e trenta secondi per decidere.

È per questo che nei workshop e nelle lezioni private guardo le foto mentre le fai: la correzione che serve — stringi, abbassati, aspetta — vale solo se arriva prima dello scatto successivo, non tre giorni dopo davanti al computer.

Domande frequenti

Che obiettivo serve per la fotografia urbana a Roma?

Un 35mm equivalente per il novanta per cento delle situazioni: è largo abbastanza per le strade strette e stretto abbastanza da non prendere tutto il caos intorno. Il teleobiettivo medio, 85-135mm, serve per comprimere e isolare, ed è più utile del grandangolo spinto, che a Roma tende a rendere ogni scena dispersiva.

Come si evitano i turisti nelle foto a Roma?

Tre modi, in ordine di efficacia: andarci all'alba, quando semplicemente non ci sono; avvicinarsi tanto da riempire l'inquadratura con un dettaglio; oppure includerli deliberatamente come soggetto, perché la folla davanti a un monumento è a sua volta un tema. Cancellarli in post funziona solo su pochi soggetti isolati e si vede quasi sempre.

Serve un permesso per fotografare in strada a Roma?

Per la fotografia amatoriale e professionale con attrezzatura portatile in strade e piazze pubbliche non serve alcun permesso. Servono autorizzazioni per riprese con troupe, illuminazione, o all'interno di aree archeologiche e musei, dove valgono i regolamenti dei singoli siti — che spesso limitano treppiede e uso commerciale.

Preferisci farlo accompagnato?

Le informazioni sono qui. Quello che una guida scritta non può darti è la correzione mentre scatti, quando serve.

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