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Guides to photographing Rome · How to shoot · 8 min read

Fotografia notturna a Roma: le impostazioni che servono

Tempi, diaframmi, ISO e messa a fuoco per fotografare Roma dopo il tramonto: i due schemi di impostazione che coprono tutto, e gli errori che rovinano più scatti.

These guides are written in Italian and are not translated yet. The text below is in Italian.

Fotografia notturna a Roma: le impostazioni che servono

Questa guida non elenca luoghi: per quelli c'è la guida su dove fotografare Roma di notte. Qui c'è solo la parte tecnica, cioè quello che decide se torni a casa con delle foto o con dei file da cancellare.

La premessa che sistema metà dei problemi: la fotografia notturna urbana non è una disciplina, sono due, e usano impostazioni opposte. Confonderle è l'errore che rovina più serate.

Le due discipline

Monumenti e architettura. Il soggetto è immobile. Puoi usare il treppiede, quindi puoi permetterti tempi lunghi, quindi puoi tenere gli ISO al minimo e chiudere il diaframma. Massima qualità possibile.

Street e persone. Il soggetto si muove. Il treppiede non serve a niente, quindi ti servono tempi rapidi, quindi devi aprire il diaframma e alzare gli ISO. Qualità sacrificata in cambio della possibilità stessa di fare lo scatto.

Non c'è una configurazione intermedia che vada bene per entrambe. Decidi prima di uscire quale delle due stai facendo, e cambia solo quando cambi disciplina.

Schema 1 — Monumenti, sul treppiede

ISO 100. Non c'è alcun motivo di alzarli: il tempo lo dà il treppiede.

f/8. Dove praticamente ogni obiettivo rende al meglio. Chiudere a f/16 "per avere più fuoco" peggiora la nitidezza per diffrazione, e a queste distanze la profondità di campo è già abbondante. L'unico motivo valido per chiudere a f/11-f/16 è volere le stelline sui lampioni, che è un effetto ottico del diaframma chiuso.

Tempo: quello che ne consegue, in genere fra 1 e 15 secondi. Guarda l'istogramma, non lo schermo: di notte lo schermo inganna sempre, perché il tuo occhio è adattato al buio e qualsiasi immagine sembra più chiara di quello che è.

Autoscatto a 2 secondi. Premere il pulsante muove la macchina, e a 4 secondi di esposizione quel movimento si vede. In alternativa, uno scatto remoto.

Stabilizzatore spento. Sul treppiede lo stabilizzatore, non avendo vibrazioni da correggere, ne introduce. È una delle cause più insidiose di foto leggermente molli sul treppiede.

Messa a fuoco manuale, in live view ingrandito su un bordo illuminato. Poi non toccare più niente.

Raw. Sempre, ma di notte in particolare: i lampioni bruciano per primi e il raw è l'unica cosa che ti permette di recuperarli.

Schema 2 — Street, a mano libera

Diaframma tutto aperto, o quasi: f/1.8, f/2, al massimo f/2.8. Qui la luce serve tutta.

Tempo minimo 1/125. È la soglia sotto la quale una persona che cammina viene mossa. Se puoi permetterti 1/250, meglio. Questo è il parametro non negoziabile: tutto il resto si adatta a lui.

ISO auto, tetto a 12800. Imposta la macchina in modo che l'ISO salga da solo per mantenere il tempo che hai scelto. Non aver paura del numero: una foto a ISO 6400 nitida è una fotografia, una a ISO 800 mossa è un file da cestinare.

Fuoco a punto singolo su una zona illuminata. Al buio l'autofocus aggancia solo dove c'è contrasto: puntare su una zona in ombra e aspettare che agganci è tempo perso. In alternativa, la tecnica classica della street: metti a fuoco manualmente su tre metri, chiudi a f/4 se la luce lo consente, e tutto quello che ti passa a quella distanza è a fuoco senza dover mettere a fuoco.

Raw, sempre: la riduzione del rumore fatta in sviluppo su un raw è molto migliore di quella fatta dalla macchina su un jpeg.

L'ora blu, e perché è tutto

Vale ripeterlo anche qui, perché è l'unica cosa che conta più delle impostazioni: fotografa nei trenta-quaranta minuti dopo il tramonto, non a notte piena.

Il motivo è misurabile. Un monumento illuminato ha una certa luminosità, fissa. Il cielo, dopo il tramonto, si spegne progressivamente. Nell'ora blu i due valori sono abbastanza vicini da stare entrambi dentro la gamma dinamica del sensore: ottieni il monumento e un cielo che ha colore e struttura. Un'ora dopo il cielo è nero, cioè vuoto, e la foto perde ogni profondità.

Quaranta minuti al giorno. È il vero limite della fotografia notturna urbana: non l'attrezzatura, il tempo.

Il bilanciamento del bianco

Roma di notte è illuminata da luci che non vanno d'accordo: alogene calde nei vicoli, LED freddi sui monumenti restaurati, insegne di ogni colore. Non esiste un bilanciamento del bianco corretto per una scena così.

Scatta in raw e decidi in sviluppo, ma decidi una direzione e tienila:

  • Tenere il caldo: i vicoli restano dorati e accoglienti, il cielo vira verso il magenta.
  • Raffreddare: il cielo torna blu profondo e drammatico, i lampioni diventano giallo pallido.

Il risultato peggiore è quello a metà, che toglie carattere a entrambe le luci senza risolvere niente.

I cinque errori che rovinano più scatti

Fidarsi dello schermo. Il tuo occhio è adattato al buio: qualsiasi immagine sembra correttamente esposta. Guarda l'istogramma. Abbassa la luminosità dello schermo prima di uscire, altrimenti torni a casa con una serie di foto sottoesposte di due stop.

Lasciare lo stabilizzatore acceso sul treppiede. Produce una mollezza che non si spiega e che si scopre solo a casa al cento per cento.

Chiudere troppo il diaframma. f/22 non dà più fuoco utile, dà diffrazione. Sopra f/11 si va solo per effetti voluti.

Scattare in jpeg. Di notte è la scelta più costosa: i lampioni bruciano e non tornano più.

Arrivare tardi. Vale la pena elencarlo fra gli errori tecnici, perché lo è: la finestra buona dura quaranta minuti e il tempo di montare, inquadrare e correggere il primo tentativo se ne mangia dieci.

Il rumore: come si gestisce davvero

Il rumore si affronta in tre punti, in quest'ordine:

In scatto: esponi a destra, cioè il più chiaro possibile senza bruciare le alte luci. Il rumore vive nelle ombre, e un file esposto correttamente ne ha molto meno di uno sottoesposto e poi schiarito.

In sviluppo: riduzione della luminanza con misura, perché spinta troppo trasforma i volti in plastica; riduzione del colore invece si può alzare più liberamente, perché il rumore cromatico è quello che dà davvero fastidio.

In stampa o pubblicazione: ridimensionando un'immagine il rumore si riduce da solo. Un file a ISO 12800 che sembra impresentabile al cento per cento è pulito una volta ridotto a dimensione web.

Cosa serve, e cosa no

Serve: treppiede stabile (uno leggero che vibra al vento è peggio che nessun treppiede), batteria di scorta — il freddo le scarica molto più in fretta di quanto ci si aspetti — e una torcia frontale piccola, per non tenere il telefono in bocca mentre monti.

Non serve: il filtro ND, che di notte è l'esatto contrario di ciò che ti occorre. Non serve il flash per l'architettura, e in strada quasi mai. Non serve un obiettivo estremamente luminoso per i monumenti, perché lì lavori a f/8 comunque.

Le lunghe esposizioni: quanto lunghe, e perché

Il tempo non è solo una conseguenza dell'esposizione: è una scelta creativa, e a Roma decide tre cose.

L'acqua. Sotto un secondo il Tevere ha ancora superficie e increspature. Fra uno e cinque secondi comincia a lisciarsi. Sopra i dieci diventa uno specchio e i riflessi dei lampioni si allungano in colonne verticali. Le fontane funzionano al contrario: sotto 1/8 di secondo vedi i getti, sopra il secondo diventano una massa lattiginosa. Decidi prima quale delle due cose vuoi.

Le persone. Con esposizioni sopra i dieci secondi chi cammina sparisce del tutto, lasciando al massimo una scia. È il modo più pulito per svuotare una piazza affollata senza aspettare le tre di notte: piazza Navona a venti secondi è quasi deserta anche quando non lo è.

Il traffico. Le scie di fari sui lungotevere danno movimento a una scena immobile. Servono almeno otto-dieci secondi perché la striscia attraversi l'inquadratura per intero: sotto, si ottengono segmenti spezzati che sembrano un errore.

Se la luce è troppa per arrivare ai tempi che vuoi — capita nell'ora blu iniziale — puoi chiudere a f/11 e abbassare a ISO 50 dove disponibile. Il filtro ND, che di notte è generalmente inutile, in questo caso specifico è l'unica soluzione pulita.

Il rumore digitale non è l'unico nemico

Due difetti meno noti che di notte rovinano più foto del rumore.

Il flare. Una fonte di luce puntiforme e intensa dentro o appena fuori dall'inquadratura produce riflessi interni e una velatura che abbassa il contrasto generale. Si combatte con il paraluce — sempre montato — e pulendo la lente frontale, perché una lente sporca trasforma ogni lampione in un alone.

L'aberrazione cromatica. Sui bordi ad alto contrasto — la linea fra un monumento illuminato e il cielo nero — compaiono frange viola o verdi. È fisiologica, e in sviluppo si corregge in un clic: l'importante è ricordarsi di farlo, perché a schermo piccolo non si vede e in stampa sì.

Entrambe si aggravano con il diaframma molto aperto, il che è un'altra ragione per stare a f/8 quando il treppiede te lo consente.

Il passo che i libri non fanno

Tutto questo è verificabile e ripetibile, ed è il motivo per cui l'ho scritto per esteso. La parte che non si trasferisce leggendo è la sequenza: al buio, con la finestra dell'ora blu che si chiude, l'ordine in cui tocchi i comandi decide se lo scatto lo fai o lo perdi.

È esattamente quello su cui si lavora nell'uscita notturna: non le nozioni, ma la velocità con cui diventano automatiche.

Frequently asked questions

Che impostazioni servono per fotografare Roma di notte?

Due schemi, a seconda del soggetto. Per i monumenti sul treppiede: ISO 100, f/8, tempo fra 1 e 15 secondi, autoscatto a 2 secondi e stabilizzatore spento. Per la street a mano libera: diaframma aperto a f/1.8-f/2.8, ISO fra 3200 e 12800, tempo mai sotto 1/125. Non esiste una via di mezzo utile fra i due.

Quanti ISO si possono usare di notte?

Molti più di quanti la maggior parte delle persone si permetta. Su una fotocamera degli ultimi dieci anni, ISO 6400 è pienamente utilizzabile e 12800 è recuperabile in sviluppo. Una foto rumorosa e nitida è utilizzabile; una foto pulita e mossa non lo è: fra i due difetti, il rumore è sempre il male minore.

Come si mette a fuoco al buio?

In manuale, con il live view ingrandito su un punto luminoso ad alto contrasto: il bordo di un lampione, l'insegna illuminata, la linea fra il monumento illuminato e il cielo. Una volta trovato il fuoco, se il soggetto non si sposta, non toccare più la ghiera. In strada, dove i soggetti si muovono, conviene invece prefocheggiare su una distanza fissa e lavorare con un diaframma un po' più chiuso.

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